Di Maio attacca sul condono fiscale che si allarga, con tanto di scudo penale, anche per i casi di riciclaggio: “al Quirinale è arrivato un testo manipolato”. Il Colle smentisce, Lega irritata. Il premier da Bruxelles tenta di mediare.

Il governo sbanda sulla pace  fiscale. Il “bubbone” che scoppia nel tardo pomeriggio sul dl  fisco, proprio mentre il premier Giuseppe Conte è impegnato a difendere la manovra a Bruxelles, svela il delicato momento dei  rapporti tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Materia del contendere è appunto il condono fiscale che si allarga, con tanto di scudo penale, anche per i casi di riciclaggio. Con il leader dei 5S che fa sapere  di essere pronto ad andare domani direttamente in procura: “al Quirinale è arrivato un testo manipolato”, dice a sera ospite di Porta a Porta. Con il Colle che smentisce, asserendo che al presidente della Repubblica non è arrivato alcun testo. Il vicepremier non chiarisce con chi ce l’ha, se con l’alleato leghista o con il Ministero dell’Economia,  sostenendo di non sapere se la “manina” che ha riscritto il testo approvato lunedì in Consiglio dei ministri sia “politica o tecnica”. A tarda sera, così, a metterci la faccia è Giuseppe Conte. Il premier blocca  l’invio del decreto al Quirinale ma, sottolineano fonti di Palazzo Chigi, il capo del governo con il suo intervento “non smentisce” il suo vicepremier confermando che, al Colle, in via informale, una bozza di testo è stata inviata. E il premier, alla luce del caos di oggi, quasi avverte i due alleati: il testo sarà visionato dal capo di governo personalmente. Ma le parole di Di Maio irrompono con un certo fragore nell’alleanza di governo. La reazione della Lega, raccontano fonti del Carroccio, è un misto tra stupore, irritazione e gelo. “Noi siamo seri”, dicono esponenti leghisti in una nota, a sottolineare che gli alleati non si stanno mostrando altrettanto seri: se Di Maio non è in grado mantenere i patti, problema suo, è il senso del messaggio della Lega.Tra l’altro la bozza di dl fiscale era ben nota ai Cinque stelle, che ne parlavano come di un testo quasi definitivo, raccontano fonti parlamentari sottolineando come lo scudo per i capitali all’estero contro cui si è scagliato di Di Maio, nella bozza non c’è. E,di qui in poi – sottolineano ancora dalla Lega – qualche limatura è sempre possibile ma alla base c’è un accordo politico: se M5S lo mette in discussione, allora si ridiscute tutto, anche misure sgradite alla lega come pensioni d’oro e pensioni di cittadinanza. Dall’altra parte, tuttavia, lo stop di Conte al decreto rischia di aprire un vaso di Pandora. Anche perché, alla base del blitz di Di Maio, c’è un pressing della base parlamentare (e non solo) del M5S su una misura, come la pace fiscale, che si fa davvero fatica a digerire.Quanto a Giancarlo Giorgetti, lo scudo dei leghisti è totale. A Di Maio che in tv chiama in causa chi ha verbalizzato il cdm, viene fatto notare che lunedì il sottosegretario ha lasciato il consiglio in anticipo e non ha firmato il verbale finale.Oggi, insomma, i due alleati sono chiamati ad una ricucitura, perché a rischiare ora è l’intero impianto di unamanovra che Conte, proprio in queste ore, difende strenuamente a Bruxelles trovando – sottolineano fonti di Palazzo Chigi – una sponda positiva in Angela Merkel per tentare un ultimo dialogo in Europa. Anche se sono proprio Di Maio e Salvini (e le loro dichiarazioni) ad alimentare lo scetticismo in Europa. Bisogna costruire un clima di fiducia reciproca per il dialogo, sottolinea Merkel a Conte, che assicura, in un faccia a faccia di venti minuti, la sostenibilità dei conti italiani e l’effetto positivo del superamento della Fornero. Ma in Ue, ammette in serata il premier belga Charles Michel, sulla manovra italiana “c’è inquietudine”. E’ l’incertezza che in queste ore circonda il testo della legge di bilancio non aiuta.