Solo le imprese che applicano i contratti nazionali di lavoro siglati dalle Organizzazioni maggiormente rappresentative hanno diritto ad usufruire dei benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale. Lo ha ribadito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la circolare n. 7/2019.
L’applicazione di contratti di lavoro “al ribasso” dal punto di vista normativo o retributivo, firmati da Organizzazioni prive di reale rappresentatività, può quindi determinare la perdita di eventuali benefici normativi e contributivi fruiti, con grave danno economico per l’impresa.
Ma non è la sola conseguenza negativa in cui possono incorrere le imprese che non applicano i contratti siglati dalla Confcommercio e dai Sindacati confederali.
La Suprema Corte di Cassazione ha più volte affermato – da ultimo con la sentenza n. 4951 del 20 febbraio u.s. – che il trattamento economico minimo che va garantito ai lavoratori non può essere inferiore a quello previsto dai CCNL sottoscritto dalle Organizzazioni datoriali e sindacali più rappresentative.
In virtù di tale principio, le imprese che applicano contratti “al ribasso” potrebbero essere chiamate in giudizio per corrispondere ai lavoratori le differenze retributive con i contratti più rappresentativi.
Inoltre, il CCNL più rappresentativo rappresenta il parametro ai fini del calcolo della contribuzione dovuta, indipendentemente dal CCNL applicato ai fini retributivi (Circolare Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 3/2018) : ciò significa che le imprese che applicano i contratti “al ribasso” dovranno comunque versare i contributi INPS ed INAIL in proporzione alla retribuzione prevista dai CCNL più rappresentativi.
In conclusione, le imprese che applicano contratti “al ribasso” possono andare incontro alle seguenti conseguenze, che annullano l’apparente risparmio consentito da tali contratti:
– La perdita dei benefici normativi e contributivi;
– La chiamata in giudizio da parte dei lavoratori, per ottenere le differenze di retribuzione con i contratti di riferimento;
– L’obbligo di versare comunque l’intera contribuzione proporzionata alla retribuzione prevista dai contratti di riferimento.